Quasi amici

“Quasi amici” è uno di quei film in apparenza semplici ma potenti, capaci di un grande impatto emotivo.

E’ un film significativo sul tema dell’aiuto, mette a confronto le diversità e mostra come spesso andare oltre le apparenze e i pregiudizi può rivelare un terreno comune fatto di grande ricchezza umana e di scoperte prima  impensabili. I personaggi del film sono molto ben caratterizzati e ci danno esempi continui di come l’aiuto è fatto di reciprocità, di attenzione all’altro, di proiezione verso il mondo dell’altro. Ed è un aiuto che poi si riflette positivamente su se stessi. I due personaggi principali scoprono gradualmente che l’aiuto diventa lo spazio in cui le loro diversità possono coesistere fino a trovare un equilibrio, un’armonia, un completamento reciproco.

Driss porta tutto se stesso nella relazione con Philippe, gli fa scoprire che può darsi il permesso di vivere alcuni piaceri della vita che non si era fino ad allora concesso e che la sua condizione di paraplegico non gli preclude. Philippe, allo stesso modo, fa vivere a Driss esperienze e stili di vita che non gli sono mai appartenuti.

E’ un film che parla anche di Riconoscimenti con la “R” maiuscola. Io ti riconosco in quanto persona, con i tuoi sentimenti, le tue qualità, le tue difficoltà e i tuoi difetti. E ti riconosco anche quello che sei stato in grado di darmi, anche senza esserne magari consapevole. La scena finale al ristorante racchiude tutto questo.

L’aiuto all’altro è anche un modo per entrare in contatto con l’altro, anche e soprattutto con le sue diversità. Se abbiamo voglia e pazienza di esplorare un nuovo pezzetto di mondo, potremmo tornare nel nostro con una consapevolezza nuova.

 
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L’immedesimazione emotiva in un film

Nel processo di visione di un fim, non ci limitiamo a “rispecchiarci” nelle scene che ci riproducono, poichè quelle rappresentazioni rimbalzano su di noi e si incrociano con le nostre raffigurazioni di noi stessi, si riflettono su di esse. Il film ci restituisce così noi stessi ma anche le copie di noi stessi.
Il pendolo della distanza emotiva è la magia del film che ci fa dimenticare di essere lì, nella sala buia, con altre persone estranee, e compiere, quando la potenza di immedesimazione è grande, un importante viaggio nell’intimità del nostro mondo. E anche nel salotto di casa è possibile rivivere questo spazio-tempo, al riparo dalle incombenze quotidiane, per immergerci nei flussi dell’anima. Guardare un film e guardarci “in” un film rimane uno dei rari momenti di tempo silenzioso nella rumorosa babele del tempo pubblico.

Dal libro:
a cura di Vanna Iori
“Guardiamoci in un film – Scene di famiglia per educare alla vita emotiva”
Franco Angeli Editore