Scoprendo Forrester

Come nel film “Quasi amici”, i protagonisti del racconto appaiono subito diversissimi e contrapposti: un ragazzino nero con la passione del basket che trascorre le proprie giornate prevalentemente in strada e un anziano bianco, dai modi non proprio gentili, scrittore di grande fama che vive in assoluta solitudine, barricato tra i libri e i ricordi nella sua casa da cui non esce mai.

L’incontro tra i due rivela una strana e magica sintonia che li porta a prendersi cura l’uno dell’altro e, insieme, a prendersi cura di se stessi.

Come in “Quasi amici” e in altri film sull’amicizia, in questa storia  non c’è uno che dà e l’altro che riceve, quanto piuttosto due persone che insieme crescono e cambiano: lo scrittore aiuta il ragazzo a trovare le sue parole per

dar corpo alla scrittura e Jamal aiuta Forrester a riprovare a confrontarsi con il mondo.
Entrambi compiono delle tappe di maturazione, superano delle crisi e giungono a cambiamenti positivi.
Jamal vivrà dedicandosi alla scrittura che ama e Forrester morirà liberato dai fantasmi che lo avevano
tormentato in passato e che gli avevano fatto vivere una vita da recluso.
 

Quasi amici

“Quasi amici” è uno di quei film in apparenza semplici ma potenti, capaci di un grande impatto emotivo.

E’ un film significativo sul tema dell’aiuto, mette a confronto le diversità e mostra come spesso andare oltre le apparenze e i pregiudizi può rivelare un terreno comune fatto di grande ricchezza umana e di scoperte prima  impensabili. I personaggi del film sono molto ben caratterizzati e ci danno esempi continui di come l’aiuto è fatto di reciprocità, di attenzione all’altro, di proiezione verso il mondo dell’altro. Ed è un aiuto che poi si riflette positivamente su se stessi. I due personaggi principali scoprono gradualmente che l’aiuto diventa lo spazio in cui le loro diversità possono coesistere fino a trovare un equilibrio, un’armonia, un completamento reciproco.

Driss porta tutto se stesso nella relazione con Philippe, gli fa scoprire che può darsi il permesso di vivere alcuni piaceri della vita che non si era fino ad allora concesso e che la sua condizione di paraplegico non gli preclude. Philippe, allo stesso modo, fa vivere a Driss esperienze e stili di vita che non gli sono mai appartenuti.

E’ un film che parla anche di Riconoscimenti con la “R” maiuscola. Io ti riconosco in quanto persona, con i tuoi sentimenti, le tue qualità, le tue difficoltà e i tuoi difetti. E ti riconosco anche quello che sei stato in grado di darmi, anche senza esserne magari consapevole. La scena finale al ristorante racchiude tutto questo.

L’aiuto all’altro è anche un modo per entrare in contatto con l’altro, anche e soprattutto con le sue diversità. Se abbiamo voglia e pazienza di esplorare un nuovo pezzetto di mondo, potremmo tornare nel nostro con una consapevolezza nuova.

 
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IL DISCORSO DEL RE

Un film bello ed emozionante.
Il film racconta una parte della vita del principe Albert (Colin Firth), incoronato Giorgio VI in seguito all’abdicazione del fratello, che a causa di un problema di balbuzie si trova costretto a chiedere l’aiuto del logopedista australiano Lionel Logue (Geoffrey Rush).
Grazie ai suoi stravaganti ma efficaci metodi e al sostegno della moglie Elisabetta (Helena Bonham Carter), il re riesce ad affrontare le sue fragilità e ad acquistare maggiore fiducia in se stesso.
Un film che parla anche dell’importanza di chiedere aiuto in momenti di difficoltà, mettendo da parte orgoglio, schemi mentali e pregiudizi.